I massacri etnici in Sudan del sud
Quando lo scorso fine settimana Toby Lanzer, alto funzionario dell’Onu per le questioni umanitarie in Sudan del sud, è entrato a Bentiu, una città petrolifera nella zona nord del paese, dentro alla moschea e dentro all’ospedale ha trovato “mucchi e mucchi di cadaveri” abbandonati gli uni sugli altri, uccisi dai ribelli antigovernativi che erano arrivati in città qualche giorno prima. I ribelli non hanno ucciso a caso, sono entrati nella moschea dove i civili cercavano rifugio e hanno ucciso gli uomini e le donne di etnia nuer, perché, secondo un comunicato emesso dall’Onu lunedì, non erano usciti a festeggiare l’ingresso dei ribelli a Bentiu, appena conquistata.
14 AGO 20

Quando lo scorso fine settimana Toby Lanzer, alto funzionario dell’Onu per le questioni umanitarie in Sudan del sud, è entrato a Bentiu, una città petrolifera nella zona nord del paese, dentro alla moschea e dentro all’ospedale ha trovato “mucchi e mucchi di cadaveri” abbandonati gli uni sugli altri, uccisi dai ribelli antigovernativi che erano arrivati in città qualche giorno prima. I ribelli non hanno ucciso a caso, sono entrati nella moschea dove i civili cercavano rifugio e hanno ucciso gli uomini e le donne di etnia nuer, perché, secondo un comunicato emesso dall’Onu lunedì, non erano usciti a festeggiare l’ingresso dei ribelli a Bentiu, appena conquistata. I ribelli hanno ucciso anche i cittadini stranieri originari del Darfur, mentre una radio locale incitava allo stupro di massa contro le donne di etnia diversa. La guerra civile in Sudan del sud è iniziata a dicembre come uno scontro tra presidente e vicepresidente, ma si sta trasformando in un conflitto tra etnie, dove l’esercito fedele al presidente Kiir, un dinka, uccide i nuer e le milizie dell’ex vicepresidente Machar, un nuer, massacrano i dinka. Il caso del Sudan del sud è grave perché la sua transizione verso l’indipendenza è stata un esperimento sotto il controllo dell’Onu. Il Sudan del sud è la più giovane nazione del mondo, nata dal distaccamento dal Sudan dopo una guerra durata decenni e con la benedizione del Palazzo di vetro. Ora sia Kiir sia Machar accusano l’Onu di intervenire per favorire l’altro, a Juba gli si organizzano manifestazioni contro, pochi giorni fa un gruppo di ribelli ha ucciso decine di civili che si erano rifugiati (sono migliaia) in un campo controllato dai Caschi blu.
Nel continente africano i conflitti etnici e religiosi stanno esplodendo. C’è la Repubblica centrafricana, dove è previsto l’intervento anche di personale italiano (poche unità dentro un’ampia missione europea) e dove la divisione tra cristiani e musulmani è una delle cause del conflitto civile, che si sta espandendo al Camerun. C’è la Nigeria, la cui capitale è assediata dagli islamisti di Boko Haram, e c’è il Congo, dove la milizia M23 è composta in gran parte da tutsi aiutati dal vicino Ruanda. Nel suo comunicato stampa, l’Onu “condanna fermamente” i massacri etnici dei ribelli in Sudan del sud – ma il suo compito dovrebbe essere quello di prevenirli e fermarli, questi massacri.